E ora i nodi vengono al pettine.
1 dicembre 2010 in Politica
Una (quasi) perfetta macchina amministrativa, una più che affidabile burocrazia, una tecnostruttura efficiente, un sistema di controlli sperimentato e al di sopra di ogni sospetto. Diamo per buono – poi ci ritorniamo – il ritratto che le istituzioni della Toscana danno di se stesse. Resta un problema, un piccolo problema. Questo motore che non perde colpi, questa macchina che non sferraglia, questo telaio che non si arrugginisce, da tempo non producono più movimento. Ci dicevano: è il modello toscano, progresso a passo lento, una sorta di ‘slow foot’ economico e sociale, dove nessuno resta indietro perché (anche se, diremmo noi) nessuno corre avanti. Capitalismo di stato in emulsione neorinascimentale. Che bello! Peccato che non fosse del tutto vero prima, e che sia del tutto falso oggi. Faccio un esempio.
La Toscana ha raggiunto una encomiabile efficienza nell’utilizzo dei fondi comunitari, come le audizioni che stiamo conducendo nella commissione di controllo che presiedo vanno certificando. Arrivano gli euro da Bruxelles e la Toscana sa spenderli; evviva, siamo al livello delle regioni dell’Italia settentrionale (beh, anche questo è bene ricordarlo: sopra l’Arno non c’è la Foresta Nera del ‘capitalismo selvaggio’, né la Regione ha mai dovuto schierare l’esercito dei suoi dipendenti per frenare le invasioni di lombardo-veneti o piemontesi in fuga dai regimi padan-berlusconiani..). Spendiamo tutto, forse, evviva, ma spendiamo bene? No, si direbbe proprio di no, a guardare la decrepita rete stradale, i vecchi treni che lemme lemme si trascinano di stazione in stazione, la costosa e rarefatta rete di collegamenti marittimi, il sistema di interconnesioni logistiche pieno di buchi, oppure la mancanza di personale qualificato nell’industria e nell’artigianato, i debiti delle società partecipate, innumerevoli e spendaccione, e via dicendo. Efficienza senza efficacia, potremmo sintetizzare. Antico vizio burocratico, tipico di una sinistra che per troppo tempo ha pensato il suo potere inviolabile. Una sinistra di potere e clientele che soltanto adesso si accorge di ciò che ai cittadini toscani era chiaro da tempo, vale a dire che dietro la facciata restaurata e sotto i bei tappeti del solido palazzo antico stanno esplodendo i tubi. Vedi l’Università di Siena, vedi il Porto di Livorno, vedi la sorprendente, inspiegabile, ma tragicamente reale voragine nel bilancio del sistema sanitario regionale, da Massa a chissà dove. La Toscana non è più un modello, e non basta che il presidente Rossi, con una di quelle capriole ideologiche cui è avvezza la sinistra, ora dica di non aver mai creduto all’esistenza di un modello toscano. Gli elettori della sinistra ci avevano creduto. Ora dicono: vi eravate ingannati. Troppo facile. L’inganno c’è stato, sì. E ora i nodi vengono al pettine. E se mai non ci venissero da soli, siamo noi, l’opposizione, il Pdl in prima fila, che il pettine ai nodi con decisione stiamo portando.
Marco Taradash








