E ora i nodi vengono al pettine.

1 dicembre 2010 in Politica

Una (quasi) perfetta macchina amministrativa, una più che affidabile burocrazia, una tecnostruttura efficiente, un sistema di controlli sperimentato e al di sopra di ogni sospetto. Diamo per buono – poi ci ritorniamo – il ritratto che le istituzioni della Toscana danno di se stesse. Resta un problema, un piccolo problema. Questo motore che non perde colpi, questa macchina che non sferraglia, questo telaio che non si arrugginisce, da tempo non producono più movimento. Ci dicevano: è il modello toscano, progresso a passo lento, una sorta di ‘slow foot’ economico e sociale, dove nessuno resta indietro perché (anche se, diremmo noi) nessuno corre avanti. Capitalismo di stato in emulsione neorinascimentale. Che bello! Peccato che non fosse del tutto vero prima, e che sia del tutto falso oggi. Faccio un esempio.
La Toscana ha raggiunto una encomiabile efficienza nell’utilizzo dei fondi comunitari, come le audizioni che stiamo conducendo nella commissione di controllo che presiedo vanno certificando. Arrivano gli euro da Bruxelles e la Toscana sa spenderli; evviva, siamo al livello delle regioni dell’Italia settentrionale (beh, anche questo è bene ricordarlo: sopra l’Arno non c’è la Foresta Nera del ‘capitalismo selvaggio’, né la Regione ha mai dovuto  schierare l’esercito dei suoi dipendenti per frenare le invasioni di lombardo-veneti o piemontesi in fuga dai regimi padan-berlusconiani..). Spendiamo tutto, forse, evviva, ma spendiamo bene? No, si direbbe proprio di no, a guardare la decrepita rete stradale, i vecchi treni che lemme lemme si trascinano di stazione in stazione, la costosa e rarefatta rete di collegamenti marittimi, il sistema di interconnesioni logistiche pieno di buchi, oppure la mancanza di personale qualificato nell’industria e nell’artigianato, i debiti delle società partecipate, innumerevoli e spendaccione, e via dicendo. Efficienza senza efficacia, potremmo sintetizzare. Antico vizio burocratico, tipico di una sinistra che per troppo tempo ha pensato il suo potere inviolabile. Una sinistra di potere e clientele che soltanto adesso si accorge di ciò che ai cittadini toscani era chiaro da tempo, vale a dire che dietro la facciata restaurata e sotto i bei tappeti del solido palazzo antico stanno esplodendo i tubi. Vedi l’Università di Siena, vedi il Porto di Livorno, vedi la sorprendente, inspiegabile, ma tragicamente reale voragine nel bilancio del sistema sanitario regionale, da Massa a chissà dove. La Toscana non è più un modello, e non basta che il presidente Rossi, con una di quelle capriole ideologiche cui è avvezza la sinistra, ora dica di non aver mai creduto all’esistenza di un modello toscano. Gli elettori della sinistra ci avevano creduto. Ora dicono: vi eravate ingannati. Troppo facile. L’inganno c’è stato, sì. E ora i nodi vengono al pettine. E se mai non ci venissero da soli, siamo noi, l’opposizione, il Pdl in prima fila, che il pettine ai nodi con decisione stiamo portando.

Marco Taradash

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Convocato il Consiglio comunale

1 dicembre 2010 in Politica

Convocato il Consiglio Comunale presso la sede comunale in Via Cassia Nord, 150 per il giorno 29 novembre ore 17:00 con il seguente Ordine del Giorno:
1. Comunicazioni del Sindaco;
2. Mozione  presentata dal Gruppo consiliare “Popolo della Libertà” sulla pedonalizzazione dell’ area interna alla cinta muraria del Castello di Monteriggioni;
3. Mozione presentata  dal Gruppo consiliare “Centrosinistra per Monteriggioni” sulla proposta di modifica “ZTL Castello di Monteriggioni”;
4. Mozione presentata congiuntamente da tutti i gruppi consiliari relativa alla moratoria della pena di morte;
5. Lettura ed approvazione verbali seduta precedente – Seduta del 29 settembre 2010 – Verbali dal n. 64 al n. 71;
6. Art. 42, comma 2, lettera a, D.Lgs. 267/2000 – Regolamento comunale per per l’ordinamento  degli Uffici e dei Servizi  – Adeguamento alla normativa  di cui al Dlgs 150/2009 – Approvazione linee di indirizzo alla Giunta Comunale ;
7. Regolamento di Contabilità – Modifica – Approvazione;
8. Legge 24.12.2007, n. 244, art. 3, comma 55 e ss.mm.ii. – Aggiornamento programma affidamento incarichi esterni di studio, ricerca, consulenza, collaborazione;
9. Programma triennale OO.PP. 2010-2012 ed elenco annuale 2010 – Aggiornamento –Approvazione
10.Bilancio di previsione 2010 e Piano esecutivo di gestione  (PEG 2010) – Ratifica delibera G.C.  n. 190 del 04.11.2010;
11.Estinzione Mutuo di € 1.200.000,00 contratto con la Banca Monte Dei Paschi di Siena S.P.A. – Bilancio di Previsione 2010 – Utilizzo avanzo di amministrazione 2009 -  Variazioni  – Approvazione
12.Art. 175, comma 8, D. Lgs. 267/2000 – Bilancio di previsione 2010  – Assestamento generale – Variazioni -  Approvazione;
13.Convenzione urbanistica comparto TU14 – Modifica – Approvazione;
14.Convenzione urbanistica comparto TU30 – Approvazione;
15.Variante puntuale comparto TU26 – Adozione.

La seduta è pubblica, siete invitati .

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Le erogazioni MPS

1 dicembre 2010 in Politica

La recente definizione dei 109 milioni di euro di erogazioni da parte della Fondazione MPS ha confermato, qualora ce ne fosse stato bisogno, l’importanza che riveste questa Istituzione per il territorio senese. E’ per questo che diviene essenziale per la Fondazione, le cui risorse derivano quasi esclusivamente dagli utili della Banca MPS con un impegno di oltre il 75% dei suoi mezzi finanziari, che la Banca stessa possa riuscire ad avere ogni anno buoni bilanci e distribuire dividendi. Certamente per la garanzia del benessere del territorio oltre ai dividendi ci sembra opportuno che le residue disponibilità della Fondazione vengano investite con ritorni di ulteriori risorse. Da sempre il PdL ha sostenuto la necessità di una autonomia politica della Fondazione ed erogazioni  mirate  al sostegno dell’economia, individuando progetti ed ambiti che, socialmente, culturalmente e, come detto, economicamente, avessero come ritorno una crescita di benessere diffuso. Non vedevamo quindi con favore la miriade di piccoli contributi o il sostegno di ambiti politici.

La diminuzione delle erogazioni del 2010 e del loro numero  ha portavo verso questo indirizzo, anche se restano sacche di distribuzioni  a pioggia e, a nostro avviso, contrariamente a quanto  dichiarato,  erogazioni verso ambienti politici, a meno che non si considerino prettamente culturali le ARCI (Associazioni Ricreative dei Comunisti Italiani), il Circolo S. Allende ecc, che difficilmente riusciranno ad applicare il moltiplicatore economico di risorse preso a riferimento  pari a 3,72 per ogni euro deliberato dalla Fondazione.

L’altro dato significativo, a nostro avviso non molto evidenziato, riguarda il ricorso per circa 55 milioni al fondo di stabilizzazione. In altre parole la metà di quanto erogato è stato prelevato dalle riserve, pur appositamente costituite, utilizzate poi in parte anche per coprire il deficit di bilancio della sua società strumentale  Siena Biotech che sembrerebbe aver raggiunto cifre tali da imporre una attenta riflessione.

La domanda vera che  però si pone è quella di conoscere se  la Fondazione ha ancora risorse sufficienti per sottoscrivere un eventuale aumento di capitale che la Banca, nella sua autonomia,  dovesse deliberare come già più volte è stato ipotizzato dalla stampa, perché, in caso contrario,  sarebbe auspicabile una   politica di estremo rigore anche nelle erogazioni al fine di ricostituire e consolidare le riserve, a garanzia che Siena e le generazioni future non perdano la “proprietà” del  vero primo gioiello della nostra comunità che è la Banca Monte dei Paschi di Siena.

Coordinamento Provinciale PdL Siena

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Lotta alla mafia, risultati eccellenti.

1 dicembre 2010 in Politica

Questa volta la risonanza mediatica della cattura del 29° dei criminali più pericolosi su 30 è stata ampia. L’arresto di Antonio Iovine, boss del clan dei Casalesi, dopo 14 anni di latitanza, ha fatto veramente notizia. Paradossalmente, la trasmissione “Vieni via con me”, in cui lo scrittore Roberto Saviano ha dato la sua rappresentazione delle infiltrazioni mafiose, ha creato lo scenario su cui si è realizzato questo ennesimo successo delle Forze di polizia.  Una splendida notizia che ha reso “bellissima” una giornata altrimenti ricca delle solite polemiche, ha commentato il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. Gli inquirenti hanno precisato che nessuna soffiata ha messo la polizia sulla strada giusta: la cattura ha rappresentato il risultato di una lunga serie di appostamenti e di mesi di intercettazioni telefoniche e ambientali. L’antimafia dei fatti procede quindi senza soste.

 Lo confermano i dati aggiornati a fine ottobre sul contrasto alla criminalità organizzata pubblicati sul sito del ministero dell’Interno:

-         Mafiosi arrestati: 6754

-         Latitanti di massima pericolosità arrestati: 28 su 30 (29 su 30 con Iovine)

-         Latitanti totali tratti in arresto: 410

-         Operazioni di polizia giudiziaria: 661.

Aspetto fondamentale del contrasto alla criminalità organizzata è il sequestro dei beni e la loro riutilizzazione a fini sociali ed economici. I beni sottratti alla mafia durante l’attuale Governo ammontano a 35.601 per un valore complessivo di 17 miliardi e 854 milioni di euro. Al Fondo unico di giustizia sono affluiti quasi 2,3 miliardi di euro costituti da somme di denaro e proventi recuperati da attività illegali.

Ripulire tutto il territorio dalle infiltrazioni mafiose è la pre-condizione perché gli investitori tornino fiduciosi, dando origine alle attività produttive perché la mafia è come la moneta catartica che scaccia quella buona. Poiché, come ricorda la Relazione semestrale al Parlamento della DIA sulla lotta alla criminalità, le varie mafie ricorrono a strumenti sempre più sofisticati per raggiungere i loro scopi, e poiché quelli alla fine danneggiano il sistema-Paese, è opportuno che alle forze investigative non manchino i mezzi economici e tecnici per proseguire il loro lavoro. Si tratta, infatti, di un investimento che è realmente produttivo nel breve ma soprattutto nel lungo termine.

  Camorra, Berlusconi: la cattura di Iovine conferma il successo del governo

 Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha chiamato il Ministro dell’Interno Roberto Maroni e si e’ congratulato con lui per la cattura del boss Antonio Iovine che figurava tra i 30 piu’ pericolosi latitanti. L’operazione odierna, ha sottolineato il Presidente Berlusconi, conferma il successo del Governo nella battaglia contro la criminalita’ organizzata.

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Le contraddizioni di FLI

1 dicembre 2010 in Politica

Le contraddizioni di Futuro e Libertà :

1. Il governo avrebbe disgregato la coesione sociale del Paese: perfino i sindacati hanno riconosciuto esattamente il contrario (i 35 miliardi di ammortizzatori sociali che hanno tenuto legati i lavoratori alle aziende in crisi ne sono la prova lampante).
2. Identità nazionale da preservare: i parlamentari di Fli hanno presentato un disegno di legge con la sinistra per svendere la cittadinanza italiana agli immigrati.
3. I cinque punti per il rilancio del governo che Fli ha votato compattamente alle Camere poche settimane fa vengono rinnegati, ponendo altre condizioni sulle quali si potrebbe tranquillamente discutere se non fossero palesemente pretestuose;
4. Fini ha chiesto le dimissioni di Berlusconi ma non si è minimamente posto il problema insieme politico e istituzionale di un presidente della Camera che chiede la crisi di governo, novità assoluta nella storia della Repubblica (e probabilmente anche del Regno).
5. Fini ha definito “una vergogna” l’attuale legge elettorale che lui stesso votò.
6. Si dicono bipolaristi e stanno per fondare il terzo polo con Casini e Rutelli.
7. Invocano un patto sociale allargato alla Cgil, come se il ministro Sacconi non ci avesse ripetutamente provato in questi due anni, ricevendo sempre come risposta dei no ideologici.
8. Il manifesto di Futuro e Libertà è quello di una forza tendenzialmente di sinistra, che ha totalmente cancellato la tradizione della destra italiana.
9. Dicono di essere un partito nuovo e adoperano modi e tattiche della prima Repubblica, come ad esempio il rimettere il mandato nelle mani di un leader di partito, come fatto dalla delegazione di governo finiana.
10. Dicono di essere di centrodestra e vogliono abbattere il premier e il governo scelto dagli elettori di centrodestra e con il quale hanno governato fino a venerdì scorso.

 

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Ribaltonisti: fanno ultimatum come se al governo ci fosse un clandestino.

1 dicembre 2010 in Politica

Niente ribaltoni. Niente più governi che non rispondano al popolo che li ha eletti, ma solo ai partiti che vorrebbero farli e disfarli a loro piacimento. E’ questa la battaglia che Silvio Berlusconi sta combattendo. Ed è l’altra la manovra che tentano i suoi avversari: cambiare governo e cambiare maggioranza senza l’“incomodo” di passare per le urne. Il resto, tutto il resto, è solo una cortina di chiacchiere, polvere negli occhi.

Se mettiamo in fila i fatti di questi ultimi tempi, soltanto i fatti senza scomodare la dietrologia, vediamo chiaramente alcune cose.

  • Prima. Il governo ha operato bene e sta continuando a governare come promesso e come confermato nelle sedi istituzionali appropriate: il Parlamento, i vari summit internazionali. Ultimo, il G 20 di Seul, dove altri – gli Usa – si sono presentati in posizione di grande debolezza; ed altri ancora – la Germania – hanno provocato una tempesta sui mercati.

 

  • L’Italia no, l’Italia non è un Paese a rischio, i nostri titoli pubblici continuano ad essere collocati senza problemi sia pure con rendimenti un po’ al rialzo. La proposta di Berlusconi di introdurre norme contro la speculazione sulle materie prime è stata subito inserita da Nicolas Sarkozy nell’agenda del prossimo vertice mondiale che toccherà alla Francia presiedere e coordinare.

 

  • L’Italia non è vista neppure come Paese debole per la sua situazione politica. Non è in discussione questo governo; caso mai, al contrario, un elemento di rischio potrebbe essere una discontinuità rispetto ad ora, un cambio di linea politica, quella che Standard & Poor’s ha chiaramente indicato come instabilità.

 

  • Anche la legge di stabilità, l’ex Finanziaria, è stata approntata nei modi giusti e nei tempi giusti, con rigore ed equità. Se guardiamo a ciò che avviene altrove, per esempio in Inghilterra dove James Cameron vuole triplicare le rette delle università pubbliche e in Italia dove i fondi per gli atenei e la ricerca promessi sono stati trovati dal governo Berlusconi, ci rendiamo conto di quanto vuote e strumentali siano certe critiche di casa nostra.

 

  • Abbia detto e dimostrato che il governo c’è. Ora vediamo perché l’opposizione non c’è. Se parliamo del Pd, non esiste né come contenuti né come forza elettorale, né tanto meno come leadership. L’ultimo episodio, le primarie per il candidato sindaco di Milano, sono l’ennesima sconfessione della segreteria Bersani. Se guardiamo ai contenuti, quali sono le ricette del Pd sulla crisi economica? E se guardiamo al consenso che hanno nel Paese, è un calo continuo dal 2008 ad oggi, al punto che quello che doveva essere un partito “a vocazione maggioritaria” (Veltroni) o “un partito di governo temporaneamente all’opposizione” (gli spot attuali di Bersani) è di fatto sotto schiaffo e a sovranità limitata da parte dell’estrema sinistra di Nichi Vendola.

 

  • Se invece parliamo dell’altra opposizione che cerca di affermarsi, quella del terzo polo, è ancora più un’opposizione di carta e di tv. Misurata sul piano del consenso e del radicamento sociale che vorrebbe rappresentare, essa è inesistente: poco più del 15-20% secondo i sondaggi più benevoli. Ma anche in questo caso, per fare cosa? Quali misure – non parliamo di riforme – fiscali, economiche, sul lavoro?

 

  • Ecco perché questa sorta di comitato di salute pubblica vorrebbe prendere il potere e il governo senza passare dalle urne. Vorrebbe mandare via un premier regolarmente e democraticamente eletto, e ministri che hanno fatto più che bene il loro lavoro, soltanto con una fronda di palazzo.

 

  • Come ha spiegato Paolo Bonaiuti, “se Berlusconi è veramente finito, come dicono tutti, non si capisce perché a sinistra non chiedano il voto: dovrebbero stravincere!”. In realtà, da quelle parti e altrove, sanno benissimo che con le elezioni perderebbero di nuovo. Perderebbe la sinistra, che è minoranza, e perderebbe il terzo polo, che non esiste se non mediaticamente. Ed ancora meno esiste un fronte che vada da Fini a Vendola: che voti prenderebbe? Che governo farebbe? Come si presenterebbe agli elettori?

 

  • Dunque l’unico collante che unisce tutte queste forze è l’antiberlusconismo. E l’unico modo di impadronirsi di ciò che considerano esclusivamente come potere – e non come responsabilità – è eludere la volontà popolare ed arrivarci attraverso un ribaltone di palazzo.

 

  • Per arrivarci si servono di tutto. Occupano letteralmente la televisione – quella pubblica – e gridano alla “macchina del fango”. Quale fango? Danno per scontato che Berlusconi “si debba fare da parte”: perché, in base a che cosa? Dettano condizioni e ultimatum come se al governo ci fosse un abusivo, un clandestino, e solo loro fossero legittimati a rappresentare l’Italia. Il vecchio vizio del Pci di quarant’anni fa, lo ritroviamo oggi in questi che si autoproclamano rappresentanti del nuovo e addirittura del futuro.

 

  • La conferma? Italo Bocchino, il portavoce di Fli, dopo essere stato eletto e aver fatto carriera nel Popolo della libertà, chiede “Un’alleanza con la sinistra per un governo di responsabilità”. Cioè: l’ex estrema destra alleata con l’estrema sinistra per un ribaltone fatto nelle segreterie dei partiti. Perché non lo propongono agli elettori?

 

  • Le regole, poi, quelle regole istituzionali alle quali tutti si richiamano, sembrano diventate un optional. Vediamo due esempi.

 

  • Il presidente della Camera ha fondato un partito. Chiudiamo un occhio sulla coerenza politica. Ma se lo fa, un minuto prima deve lasciare la carica istituzionale. Diversamente svolge due parti in palese conflitto tra loro. Che arbitro e garante imparziale può essere? In quale veste ha risposto al Quirinale che lo ha convocato assieme al presidente del Senato? Come presidente della Camera, secondo le intenzioni del Colle, o come parte in causa?

 

  • Altro esempio. Si presentano non una, ma due mozioni di sfiducia a Montecitorio. Al Senato c’è viceversa una mozione di sostegno al governo. Ma questa non conta. Si pretende che tutto il dibattito si concentri e avvenga alla Camera, perché lì, e solo lì, si pensa di poter buttare giù Berlusconi. Ma chi lo stabilisce questo? Quale carica imparziale? Fini, per caso? Tutto nelle “segrete stanze”?

 

  • Non solo. Se anche questa operazione, alla Camera, andasse in porto, l’opposizione non ha il coraggio di tornare alle urne. Vuole solo liberarsi di Berlusconi e poi prenderne il posto. Governare gli italiani senza avere, dagli italiani, ottenuto nessun mandato in proposito. Nessun voto.

 E’ democrazia questa? No: è solo fronda di palazzo. Ribaltone, e basta. E la travestono da democrazia; e la chiamano libertà.

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Vieni via con me? – NO Grazie!

1 dicembre 2010 in Politica

Contro i falsi moralisti e i censori strabici. Contro: Quelli che non riescono a fare a meno di essere risucchiati dal moralismo televisivo. Quelli che continuano a ripetere di voler andarsene dall’Italia e poi continuano a rimanerci. Quelli che, qualsias…i tempo faccia, fanno interviste senza fare le domande. Quelli che da Berlusconi pretendono sempre risposte, anche se non si capisce bene quale sia la domanda. Quelli che vogliono parlare a tutti gli italiani, ma finiscono per farlo solo a quegli italiani che sono anti-berlusconiani. Quello che dentro, in fondo, sono berlusconiani, ma preferiscono dire che sono «anti», e comunque alla fine non gliene frega niente, né di Berlusconi né degli anti-berlusconiani. Quelli che hanno scritto per anni sui giornali berlusconiani e adesso scrivono sui giornali anti-berlusconiani per dire «Che schifo quei giornalisti che scrivono pagati da Berlusconi». Quelli che «destra», «sinistra», «centro» pari sono, ma i berlusconiani sono impresentabili a prescindere. Quelli che quando per la pioggia crolla una casa a Pompei chiedono le dimissioni di Bondi, ma quando nel 2001 per un’infiltrazione crollò un pezzo delle Mura Aureliane si dimenticarono di chiedere quelle della Melandri. Quelli che «loro» sono sempre ecumenici e imparziali, mentre «gli altri», chissà come mai, sono sempre faziosi e di parte. Quelli che si indignano perché la stampa «di destra» delegittima gli avversari «di sinistra». E intanto, dando del killer e del bastonatore e dell’infangatore a tutti i giornalisti della stampa «di destra», indiscriminatamente non si accorgono di delegittimare qualche centinaio di giornalisti che con la macchina del fango non c’entrano nulla, pur non essendo «di sinistra». Quelli che «la macchina del fango» è solo quella che lo getta da destra verso sinistra, mentre quella che lo getta da sinistra verso destra produce un vero giornalismo imparziale e indipendente. Quelli che credono davvero al giornalismo imparziale e indipendente. Quelli che sostengono che «destra» e «sinistra» non significano più nulla, che sono solo scatole vuote dove chiunque ci mette dentro quello che gli conviene in quel momento. E però gli stronzi sono sempre a destra, mentre gli intelligenti sempre a sinistra. Quelli che continuano a dire che in Italia la democrazia è in pericolo. E poi fanno sempre il cazzo che gli pare, dove gli pare, come gli pare, quando gli pare. Quelli che pubblicano per la maggior casa editrice del Paese, scrivono sul quotidiano più diffuso del Paese, presenziano a tutti i festival letterari del Paese, fanno una trasmissione in prima serata che fa più audience di tutte le trasmissioni in onda sulle tv di tutto il Paese, e però secondo loro in questo Paese forse la vera censura come in Birmania non c’è, però insomma… Quelli che io ce li vedrei un mesetto – non tanto: giusto un mesetto – in Birmania. Quelli che i fascisti gli fanno schifo, li hanno combattuti per una vita, li hanno presi a bastonate e cacciati nelle fogne per 60 anni, e adesso però anche Fini va benissimo: «Sarà anche fascista, ma è un vero democratico, laico, liberale». Quelli che vedono al lunedì Fazio, al martedì Floris, al giovedì Santoro, alla domenica la Gabanelli, quattro sere alla settimana la Dandini, e al mattino dopo, ogni giorno, dicono che in Italia tutta l’informazione è controllata da Berlusconi: «Ecco perché poi vince le elezioni». Quelli che per strappare l’applauso hanno bisogno di citare Giovanni Falcone. Quelli che chiamano Falcone solo «Giovanni». Quelli che si chiamano solo Roberto, e credono di essere Falcone.

Quelli che …

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Il PD chiede al PDL di salvare l’università di Siena.

1 dicembre 2010 in Politica

L’università di Siena sembra sia arrivata al capolinea schiacciata da debiti derivanti da una gestione che nel tempo ha visto fare scelte di assunzioni, stabilizzazioni, creazione di corsi ecc che rientravano nel “sistema Siena” gestito e voluto dalla maggioranza di sinistra per un controllo della città. Non è certo colpa del Rettore Focardi, non è certo colpa del nuovo Rettore Riccaboni neppure insediatosi, non è certo colpa del Governo se c’è un fallimento politico del “sistema Siena”.

Fino ad alcuni anni fa si faceva ripianare tutto dalla Fondazione MPS che interveniva sempre in aiuto. Oggi anche la Fondazione è in difficoltà rispetto al passato e i prossimi tagli alle erogazioni ne sono la prova evidente.

Ha fallito la gestione pubblica di un sistema e per correttezza politica chi ha sbagliato dovrebbe almeno ammetterlo senza cercare di scaricare le colpe. Il PdL ha agito nel passato e sta agendo adesso con massima serietà cercando senza inutili proclami o strumentalizzazioni,  per quanto possibile, perché ai disastri spesso non c’è rimedio senza azzerare tutto,  di evidenziare quanto sia importante per Siena la sua Università sia da un punto di vista culturale che economico. Certo non possiamo replicare quando  vengono portati a riferimento i dati pubblicamente noti di un disavanzo strutturale che non trova giustificazione e soprattutto sembra non trovare forme di futuro pareggio di bilancio.

Sentir chiedere pubblicamente aiuto al PdL da esponenti del centro sinistra che cercano di camuffare responsabilità locali addossandole al  Governo, da un lato è un riconoscimento che ormai la sinistra  non è più in grado di gestire un sistema in implosione che ha creato e che necessita per stare in piedi di fiumi di denaro, dall’altro però, come senesi, ci allarma e ci fa capire che per salvare le più importanti istituzioni del territorio occorre un governo di salute pubblica in cui siano raccolte le migliori energie che la città sa esprimere, cambiando radicalmente e pubblicamente metodo iniziando dalle nomine che devono vedere in ogni ambito ricoprire ruoli da persone competenti e capaci di autonomia intellettuale.

A queste condizioni il PdL non solo è disposto a fare come sta facendo tutto il possibile per Siena, ma a rimboccarsi le maniche ancora di più mettendo nel cassetto ogni pur legittima divergenza politica, per il solo bene della città.

Claudio Marignani

Coordinatore Provinciale e Consigliere Regionale PdL

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Sapori: inziare a fare qualcosa sarebbe meglio.

1 dicembre 2010 in Politica

Ho volutamente atteso qualche giorno prima di intervenire, per non partecipare allo sterile scambio di accuse avvenuto a mezzo stampa in merito alle responsabilità sul caso Sapori. Non ritengo che puntare il dito in maniera strumentale su di un presunto colpevole, liquidare la faccenda con l’epitaffio “dilettanti” o addirittura scaricare, come al solito, le responsabilità sul governo possa essere di alcuna utilità ai lavoratori che rischiano i trasferimenti. Si pone invece la necessità di fare alcune riflessioni su come in questa vicenda ci siano state una serie di mancanze, sia da parte delle amministrazioni locali sia dell’imprenditoria coinvolta, se non altro perché casi simili rischiano di ripetersi nel vacillante sistema Siena.

Del problema in oggetto ne parlo con cognizione avendo seguito la vicenda, e ho potuto rilevare una serie di mancanze fatte dalle amministrazioni, dalla paventata possibilità di riconversione dell’area che ospita l’impianto, congelata anche grazie alle insistenze dei consiglieri PDL di Monteriggioni, ma che ormai ha consacrato l’area ad un uso edilizio, passando poi all’immobilismo della provincia che si è interessata, poco per la verità, della vicenda solo dietro grandi pressioni dei consiglieri provinciali  PDL. Sino ad arrivare ad un imprenditore che trincerato dietro alla sua pur comprensibile convenienza dimentica che il marchio sapori non è solo il nome della sua fabbrica ma anche un pezzo importante della storia senese e che da questo ne deriva un valore aggiunto.

Negli scorsi mesi abbiamo fatto pressioni in modo da tenere viva l’attenzione sui lavoratori della Sapori, ma come il ruolo esige, la maggioranza a guida PD che governa la provincia e i comuni coinvolti avrebbe dovuto attivare tutta una serie di iniziative, cui noi avremmo collaborato e vigilato, per invogliare l’azienda a rimanere sul territorio. Questo lavoro purtroppo non è stato fatto, oppure è avvenuto in modo stanco e non condiviso. Del resto se un’azienda decide di spostarsi dal senese a Tavarnelle significa anche che chi amministra quella zona ha creato condizioni migliori ad ospitare realtà produttive.

Ma il grande assente da questa vicenda è il comune di Siena. Nonostante molti dei lavoratori siano cittadini senesi e che il marchio rappresenti un “bene” della città niente si è mosso da quella parte per mantenere la Sapori e l’occupazione sul territorio. Certo non è la prima e l’unica volta che succede, anche l’università della California e il suo indotto economico lasciano Siena nell’indifferenza dell’amministrazione comunale, per non citare altri casi.

Allora cosa fare? Anzitutto chiarire in modo definitivo un concetto fondamentale: le aziende del territorio, le istituzioni come la banca, l’università o le infrastrutture sono un bene di tutta la comunità. Chi guida le amministrazioni locali deve sentire il dovere di tutelare questo patrimonio e garantirlo alle generazioni future. Non è più accettabile che il tutto venga gestito unilateralmente senza accettare il confronto con le minoranze sulle scelte da effettuare. In casi come questi la condivisione avrebbe garantito maggiore efficacia nel risolvere i problemi. Poi, e questo lo devono fare i cittadini, porsi in modo critico verso chi amministra, non accettare che tutto passi come inevitabile, pretendere soluzioni e scegliersi bene gli amministratori locali. Non è più pensabile a Siena potersi permettere di votare per abitudine, per rancore, o per tifoseria, rifiutando ogni cambiamento.

Infine, la cosa più importante, i lavoratori della Sapori, per loro come gli abbiamo più volte detto direttamente, il PDL e i suoi gruppi consiliari continueranno comunque a fare pressing su comuni e provincie perché il loro disagio non sia dimenticato da chi dovrebbe governare il nostro territorio smettendo di fare demagogia .

Leonardo Casaletti

Coordinamento Provinciale PDL Siena.

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Agguato ai Militari Italiani in Afghanistan.

1 dicembre 2010 in Politica

BERLUSCONI, DOLORE PER TRAGICA NOTIZIA. SIAMO GRATI A TUTTI I NOSTRI SOLDATI; VICINI ALLE FAMIGLIE : ”Ho appreso con dolore la notizia deltragico agguato ai nostri ragazzi impegnati a riportare la pace in Afghanistan. Siamo vicini alle loro famiglie come lo sono, nesono sicuro, tutti gli italiani. Attendo con trepidazione notizie sull’altro nostro militare ferito. Siamo grati a tutti i soldati Italiani che, nelle diverse missioni in tante parti delmondo, consentono al nostro paese di mantenere i suoi impegni internazionali a favore della pace e contro ogni forma di terrorismo”.

Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

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